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27.09.2007 - 24.11.2007

HSIAO CHIN

sc

pe comunicato stampa pdf (pdf)
Hiroshi Teshigahara nasce a Tokyo nel 1927, primo figlio di Sofu Teshigahara, fondatore della scuola di ikebana Sogetsu.
Inizia la carriera artistica negli anni ’60 come regista cinematografico, il suo film capolavoro Suna no Onna (Woman in the Dunes) vince il premio speciale della giuria a Cannes nel 1964.
Nel 1973 fonda a Fukui il Sogetsu Ceramic Studio, una fornace a sua disposizione per creare sculture di grandi dimensioni in ceramica e pezzi unici come vasi, piatti, tazze da tè.
Nel 1980, alla morte del padre, Hiroshi diventa presidente della Fondazione Sogetsu.
Hiroshi dimostra la sua versatilità e la sua abilità nell’arte di disporre i bambù e realizzare  grandiose e coinvolgenti installazioni vegetali in creazioni su grande scala che vengono ospitate in sedi prestigiose come il Palazzo Reale di Milano nel 1995 (mostra accompagnata dal catalogo edito da Gabriele Mazzotta).
I vasi ora proposti dalla Galleria Spazio Mazzotta sono realizzati su disegno originale del maestro Hiroshi Teshigahara, che ha creato questi esemplari tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80. Ancora oggi queste ceramiche sono prodotte da un unico artigiano della fornace Sogetsu, Kawabata Shunichi, assistente di fiducia del maestro.
La ceramica subisce diversi passaggi di cottura ad altissime temperature e di asciugatura e l’effetto dell’invetriatura ogni volta differente testimonia l’originalità della fattura di questi esemplari.
Ogni colore usato per le ceramiche ha una sua storia particolare: il nome deriva dalla zona in cui hanno sede le fornaci e le scuole di ceramica, ad esempio il colore Tenmoku, che contiene più del 5% di ferro scuro, prende il nome dalla regione Tenmoku in Cina.
I nomi sono caratteristici della forma: Yakatabune (barca da diporto con cabina) Shirakaba (la betulla), Wakatake (bambù giovane), Kodama (l’eco). Essi testimoniano la volontà dell’ artista di ricreare all’interno dei suoi manufatti un’armonia che si avvicini al tempo della natura, come scrive Vittorio Fagone, “sempre fedele a un’ispirazione poetica che privilegia la dimensione dell’incontro tra uomo e natura”.
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