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Agli inizi del 2000, dopo aver lasciato alle spalle l'esperienza della scultura colorata e i primi approcci con le sculture geometriche in ferro in cui la ruggine si era sostituita all'amato colore, nel lavoro di Salvatore Cuschera si apre una nuova fase: nascono nuove opere in cui inserisce pezzi di ferro forgiato, come in Abu, Témenos e in quella dedicata al suo maestro spirituale, Omaggio a Eduardo Chillida, 2002, che danno alle sue composizioni una maggiore libertà espressiva e un'aurea di mitica arcaicità. Sono di questi anni anche le dinamiche composizioni di ferro forgiato in energiche volute, che abbracciano uno spazio interiore comunicante con l'esterno attraverso aperture equilibrate di luce, creando chiaro scuri plastici che si fondono con la materia come in Passaggio obbligato, 2003, e Postura di ferro, 2004. Contemporaneamente alle sculture a tutto tondo Cuschera esegue, piegando e sovrapponendo lamiere su piani diversi, delle opere a parete in cui egli imprime una rigorosa e a un tempo morbida forza, che sembra togliere loro quel peso che in effetti contengono; ne sono un esempio Scudo di Venere, 2001, e Stretta di mano, 2002. Lo stesso artista, per sottolineare l'apparente leggerezza di queste sculture, le chiama "carte di lamiera". L'innata passione di Cuschera per il colore però non si è mai spenta: infatti nelle opere su carta che Spazio Mazzotta presenta in anteprima e anche nei lavori in terracotta eseguiti a Faenza egli sfoga con tinte accese e brillanti tutta la sua voglia di luce e fantasia coloristica. Su carte di ogni tipo provenienti da tutto il mondo il suo segno scultoreo e il colore si uniscono, creando ogni volta nuove composizioni che illuminano e rallegrano lo sguardo: esse sono un inno alla creatività ed una chiara dimostrazione che l'arte oggi può ancora emozionarci e stupirci.


