Se è vero che quando una bella donna entra in una stanza dove c’è già altra gente, è come se la chimica di quella stanza cambiasse, lo stesso accade quando una bella donna si accampa in una vignetta pubblicata su un giornale o in una copertina che arreda e fa da esca di un libro. Datemi una bella donna e vi solleverò la grafica di una illustrazione o il glamour di una copertina. Le donne le donne le donne. Le donne che hanno deliziato lungo tutto il Novecento i lettori di giornali di tutto il Novecento, quelli pubblicati su carta a poco prezzo (“pulp”) e quelli dalla veste grafica sontuosa. Le donne di inizio secolo che debuttavano lungo le strade della vita moderna, quella percorsa dalla Claudine inventata e raccontata dalla grandissima Colette. Le pin-up sinuose degli anni Quaranta che rendevano meno monotona la vita degli uffici e delle caserme. Le donne risolute della rivoluzione del costume anni Sessanta, quelle che si avventavano sulla vita esattamente alla maniera dei coetanei maschi. Ora eleganti ora ammiccanti, ora brune dai capelli corti alla maschietta ora bionde dalle lunghe code di cavallo, ora “graziose” ora malandrine, ora vestite alla moda ora con poca roba addosso, ora ragazze che hanno l’aria né più né meno di quella che vive nell’appartamento accanto al vostro ora ragazze frutto di un sogno il più sconvolto. Le donne di di Bruno Angoletta, di Walter Molino, di Carlo Jacono, di Tito Corbella, di Guido Crepax, di Rino Albertarelli, di Rocco Tedesco che vi accingete ad ammirare nei disegni originali messi in mostra allo Spazio Mazzotta.

